[7] Il Crocevia delle Tre Vedove

Una vecchia leggenda, tre case sperdute: un grande e vecchio edificio, una piccola abitazione e una pompa di benzina, un omicidio. Chi ha ucciso un famoso ricettatore di diamanti venuto dall’estero? Il cadavere è stato ritrovato nell’automobile di un uomo del luogo, ma Maigret non è convinto, e alla fine sbroglierà la matassa che vede protagonista una grande banda criminale.

Il romanzo è stato scritto all’hotel La Michaudière di Guigneville-sur-Essonne, nei pressi di La Ferté-Alais in Francia nell’aprile del 1931 e sempre in Francia è stato pubblicato per la prima volta nel giugno dello stesso anno, per l’editore Fayard.

In Italia è apparso per la prima volta nel 1934 con il titolo Il mistero del crocevia, tradotto da Marise Ferro e pubblicato da Mondadori nella collana “I gialli economici” (n° 7). Sempre per lo stesso editore è stato ripubblicato anche col titolo Maigret e la casa delle tre vedove in altre collane o raccolte tra gli anni sessanta e ottanta (dal 1962 nella traduzione di Elena Cantini e dal 1989 in quella di Lea Grevi). Nel 1996 il romanzo è stato pubblicato presso Adelphi con il titolo Il Crocevia delle Tre Vedove, tradotto da Elena Muratori, nella collana dedicata al commissario (parte de “gli Adelphi”, al n° 99).

 

fonte : https://it.wikipedia.org/wiki/Il_mistero_del_crocevia

 

 

Di questa opera esiste l’audiolibro prodotto da Emons, letto come sempre da Giuseppe Battiston.

Potete ascoltarne un’anteprima cliccando sul player qui sotto.

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[6] Maigret e il cane giallo

Il cane giallo (titolo originale francese Le chien jaune, pubblicato in traduzione italiana anche col titolo Maigret e il cane giallo) è un romanzo poliziesco di Georges Simenon con protagonista il commissario Maigret.

caneMaigret è chiamato a Concarneau, per indagare sull’enigmatico ferimento del famoso commerciante di vini locale, Mostaguen. Quello di Mostaguen è solo il primo di una serie di omicidi, o tentati omicidi, che coinvolgono il gruppo di amici del commerciante, tutti esponenti di spicco della città. Maigret segue la sua pista, in qualche modo guidato da un bizzarro cane giallo sempre presente nei momenti e suoi luoghi degli omicidi. Un confronto voluto da Maigret con tutti i protagonisti di questa intricata vicenda, porterà il commissario alla soluzione del caso.

 

 

fonte : https://it.wikipedia.org/wiki/Il_cane_giallo

Da questo lavoro è stato tratto un fotoromanzo, sempre con Gino Cervi come protagonista.

Emons Audiolibri ha creato la versione audilibro di questo romanzo, letto da Giuseppe Battiston, potete ascoltarne un’anteprima cliccando sul player qui sotto.

 

 

 

 

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[5] Una vita in gioco

La testa di un uomo (titolo originale francese La tête d’un homme, pubblicato in traduzione italiana anche coi titoli Maigret e la vita di un uomo, Maigret e una vita in gioco e Una testa in gioco) è un romanzo poliziesco di Georges Simenon con protagonista il commissario Maigret.

Maigret decide di credere a Joseph Heurtin, un giovane condannato a morte per l’omicidio di due anziane donne a Saint-Cloud, il quale si è sempre ostinatamente dichiarato innocente. Il commissario appare stanco e non più sicuro delle scelte effettuate durante l’indagine e riesce a convincere i propri superiori a organizzare un’evasione pilotata perché il giovane lo conduca al vero colpevole. Maigret verrà continuamente sfidato sul terreno dell’astuzia da un antagonista inusuale, il cecoslovacco Jean Radek, personaggio complesso che incrocerà il commissario per tutta la durata dell’indagine. Il finale è rivelato nel lungo ed esaustivo racconto del commissario al giudice Coméliau.

vitaIl romanzo è stato scritto all’Hôtel L’Aiglon di boulevard Raspail a Parigi nel febbraio del 1931 e pubblicato per la prima volta in Francia nel settembre dello stesso anno, presso l’editore Fayard. Sempre per lo stesso editore nel 1950, il romanzo è stato pubblicato con il titolo L’homme de la Tour Eiffel, in concomitanza con l’uscita in Francia dell’omonimo film di Burgess Meredith.

In Italia è apparso per la prima volta nel 1933 con il titolo La testa di un uomo, tradotto da Guido Cantini e pubblicato da Mondadori nella collana “I gialli economici” (n° 6). Sempre per lo stesso editore è stato ripubblicato anche coi titoli Maigret e la vita di un uomo e Maigret e una vita in gioco in altre collane o raccolte tra gli anni cinquanta e ottanta (dal 1988 nella traduzione di Emanuela Fubini). Nel 1993 il romanzo è stato pubblicato presso Adelphi con il titolo Una testa in gioco, tradotto da Graziella Cillario, nella collana dedicata al commissario (parte de “gli Adelphi”, al n° 84).

 

fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/La_testa_di_un_uomo

 

[3] Il signor Gallet, defunto

Il signor Gallet, defunto (titolo originale francese Monsieur Gallet, décédé, pubblicato in traduzione italiana anche coi titoli Maigret e il castellano e Il defunto signor Gallet).

Émile Gallet, domiciliato a Saint-Fargeau, viene trovato morto in una stanza d’albergo a Sancerre, apparentemente assassinato. Maigret si occupa dell’indagine che lo porta a scoprire la doppia vita del defunto: rappresentante di commercio agli occhi della moglie, Aurore Préjean, in realtà vive da anni di espedienti, con il nome di Clément, estorcendo piccole somme a nostalgici monarchici di Sancerre, tra cui il castellano Tiburce de Saint-Hilaire. Maigret sospetta di lui e del figlio della vittima, Henry. Gallet era però ricattato da qgalletualcuno che era a conoscenza della sua duplice identità, e per questo aveva stipulato un’assicurazione sulla vita a favore della moglie.

Maigret arriverà a risolvere il caso non “cercando l’assassino”, ma cercando di “conoscere la vittima”. Scopre che il ricattatore, Jacob, era in realtà a servizio di Henry e della sua amante, Eléonore Boursang. Scopre che per pagare loro aveva chiesto del denaro a Saint-Hilaire, il quale anni fa in Indocina aveva scambiato la propria identità con quella di Gallet stesso, appropriandosi della sua eredità. L’omicidio, alla fine, risulta un suicidio camuffato, che Gallet aveva messo in scena per far avere il premio assicurativo alla moglie. Il romanzo finisce con Maigret che ancora non ha deciso se farà il rapporto con tutta la verità.

Il romanzo è stato scritto a bordo dell’Ostrogoth a Morsang-sur-Seine nell’estate del 1930 e pubblicato per la prima volta in Francia, da Fayard, nella primavera successiva.

In Italia è apparso per la prima volta nel 1933, tradotto da Guido Cantini e pubblicato da Mondadori nella collana “I libri neri. I romanzi polizieschi di Georges Simenon” (n° 6)[1] e sempre per lo stesso editore è stato ripubblicato anche in altre collane o raccolte tra gli anni trenta e ottanta[2] (dal 1966 con il titolo Maigret e il castellano, nella traduzione di Elena Cantini, e dal 1988 nella traduzione di Lea Grevi). Nel 1994 è stato pubblicato presso Adelphi con il titolo Il defunto signor Gallet, tradotto da Elena Klersy Imbreciadori, nella collana dedicata al commissario (parte de “gli Adelphi”, al n° 68).

 

fonte : https://it.wikipedia.org/wiki/Il_signor_Gallet,_defunto

 

[2] Il carrettiere della “Provvidenza”

Il carrettiere della “Provvidenza” (titolo originale francese Le charretier de “La Providence”, pubblicato in traduzione italiana anche coi titoli Maigret si commuove e Il cavallante della “Providence”) è un romanzo poliziesco di Georges Simenon con protagonista il commissario Maigret. È il secondo romanzo dedicato alle inchieste del celebre commissario.

Presso la chiusa di Dizy, vicino alla città di Épernay, in una piovosa notte qualche ora prima dell’alba, un cavallante, frugando nella paglia della stalla in cui ha dormito, rinviene il cadavere di una donna strangolata. Il suo aspetto curato e il suo abbigliamento, più adatto a una serata mondana in città, contrastano in modo stridente con il luogo del ritrovamento.

La sera successiva giunge alla chiusa un battello da diporto capitanato da sir Walter Lampson, un colonnello inglese in pensione, che identifica la donna strangolata come sua moglie, Mary Lampson.

In questo romanzo viene presentato al lettore il “metodo Maigret”, che consiste paradossalmente nell’assenza di un metodo. Il commissario si abbandona alle sensazioni che gli vengono suggerite dall’ambiente e dalle persone che lo abitano, assorbendo “come una spugna” fino a quando non intuisce la soluzione o una pista verso di essa. Quando viene inviato a indagare sull’accaduto, entra per la prima volta a contatto con il mondo dei canali e delle chiuse.

04-Maigret-si-commuoveLampson vive abitualmente nello yacht insieme alla moglie, a Willy Marco (uomo di fiducia del colonnello e amante della moglie), Gloria Negretti (amante del colonnello) e Vladimir (il mozzo), passando le giornate in navigazione sui canali francesi, in un’atmosfera spensierata e dissoluta, spesso in stato di ubriachezza. Nemmeno la notizia della morte di Mary distoglie Lampson e i suoi amici dal loro stile di vita e questo atteggiamento viene mal tollerato da Maigret. Il commissario concentra le sue indagini sul “Southern Cross”, ma anche su altre chiatte presenti alla chiusa. Tra queste, la “Providence” e il suo taciturno carrettiere, Jean Liberge.

Tre giorni dopo ha luogo un secondo omicidio. Questa volta la vittima è Willy Marco, assassinato per strangolamento con modalità simile a quella usata per uccidere Mary. Alcuni indizi sembrano far sospettare Lampson, che riesce a ottenere dal giudice istruttore il permesso di recarsi in una propria casa di villeggiatura e rimanervi a disposizione dell’autorità giudiziaria. Lampson congeda Gloria Negretti e comincia a risalire il canale in fretta e furia. Maigret però non è convinto della colpevolezza di Lampson e cerca informazioni nel passato di Mary Lampson.

Maigret si getta all’inseguimento risalendo il canale in bicicletta. In una chiusa intermedia scopre che la sera della morte di Willy Marco, la “Providence” vi ha fatto sosta e che una bicicletta è stata abusivamente utilizzata per percorrere parecchi chilometri. La sera – dopo una corsa di 68 km sotto la pioggia – Maigret raggiunge il “Southern Cross” e la “Providence” a Vitry-le-François. Decide di interrogare Liberge, che però tenta il suicidio riuscendo a ferirsi gravemente. La verità viene presto chiarita: Liberge ha nella spalla un tatuaggio da ex-condannato ai lavori forzati. Da alcune ricerche Maigret stabilisce che il suo vero nome è Jean-Evariste Darchambeaux, medico a Tolosa e marito di Céline Mornet.

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